Il turismo montano legato agli impianti di risalita si conferma uno degli elementi trainanti per l’economia dei territori alpini italiani. A dirlo sono i dati dello studio “L’economia della montagna. Impatti e sfide del sistema montagna in Italia”, realizzato da PwC Italia per ANEF.
Il dato più rilevante che emerge dalla ricerca descrive perfettamente l’unione dei vari comparti montani. Infatti, ogni euro di ricavi generato dagli impianti attiva oltre cinque euro di spesa turistica e circa otto euro di valore complessivo sul territorio: una crescita economica che pochi altri settori sono in grado di garantire.
Un sistema più grande e importante di quanto sembra
In Italia, il mondo neve coinvolge al suo interno circa 2.500 comuni, coprendo il 35,2% del territorio nazionale, e ospita oltre 7 milioni di abitanti, mentre dal punto di vista produttivo comprende 552 mila unità locali di impresa con un forte radicamento dell’artigianato e del turismo rurale e un totale di 1,8 milioni di addetti. Il turismo, in questo contesto, è il vero moltiplicatore: il 31% delle aziende agrituristiche italiane si trova in area montana e il comparto ha registrato una crescita del +15,4% nel 2023.
Con queste basi, lo studio PwC ha analizzato un campione di 198 società di gestione e 1.159 impianti di risalita nelle aree di Valle d’Aosta, Lombardia, Veneto e le province autonome di Trento e Bolzano, pari rispettivamente al 50% e al 77% del totale nazionale. Un perimetro in grado di restituire una fotografia attendibile e aggiornata del comparto.
Impatto economico: i numeri
I numeri confermano il ruolo centrale degli impianti come infrastruttura economica. A fronte di 1.111 milioni di euro destinati direttamente agli impianti, la spesa turistica locale complessiva raggiunge i 5.576 milioni di euro, distribuendosi sull’intero ecosistema dell’ospitalità e dei servizi. Questo flusso attiva un giro d’affari pari a 8.941 milioni di euro e sostiene oltre 75 mila unità di lavoro annue, tra occupazione diretta e indiretta, confermando il settore come uno dei pilastri economici delle aree montane. Interessante anche il dato unitario: ogni giornata sci produce circa 15,5 euro di entrate fiscali per sciatore, segno di un impatto diretto e misurabile sulle finanze pubbliche locali.
Investimenti
l comparto si distingue anche per la capacità di reinvestimento principalmente negli ambiti che riguardano lo sviluppo tecnologico e sostenibile di impianti di risalita, innevamento programmato, mezzi battipista e tecnologie operative. Il dato più interessante è però il rapporto tra produzione e reinvestimento: per ogni milione di euro generato, circa 250 mila euro vengono reinvestiti, confermando la volontà della filiera di continuare a crescere.
Le criticità
Accanto ai numeri, emergono anche le fragilità strutturali. Sul piano demografico, i territori montani hanno perso il 5% della popolazione negli ultimi 10 anni, con un invecchiamento progressivo e difficoltà crescenti nel reperire personale qualificato (problema segnalato dal 50,4% delle province montane).
Sul fronte ambientale gli impianti incidono per circa il 6% delle emissioni di CO₂ del turismo montano, per questo il settore si sta già muovendo verso una riduzione dei consumi fino al 15-20%, un utilizzo di energia da fonti rinnovabili, carburanti alternativi (HVO) e lo sviluppo di fotovoltaico e mobilità sostenibile.
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