Con l’avvio dei Giochi Olimpici Invernali, cresce anche la pressione sul tema dello sfruttamento delle risorse naturali e sul clima in un ecosistema fragile come quello degli sport invernali. Argomenti che si fanno sentire anche tra all’interno dello stesso settore: alcuni tra i più importanti atleti del mondo outdoor hanno promosso la campagna Ski Fossil Free, che attualmente ha superato quota 25.000 firme tra professionisti, appassionati e cittadini a livello globale.
L’obiettivo: chiedere agli organismi di governo degli sport invernali di interrompere i rapporti con gli sponsor legati ai combustibili fossili e adottare misure concrete e misurabili contro il cambiamento climatico.
La petizione è stata lanciata a gennaio dal norvegese Nikolai Schirmer e ha superato le 20.000 firme in appena un mese. Tra i firmatari anche Kilian Jornet, Alex Hall, Hedvig Wessel, Bruno Compagnet, Markus Eder, Graham Zimmerman e tanti altri.
La petizione
Lo scorso 4 febbraio, il freerider professionista, filmmaker e attivista del clima Nikolai Schirmer si è recato a Milano insieme a Giorgia Garancini, coordinatrice generale di Protect Our Winters Italia, per consegnare ufficialmente la petizione Ski Fossil Free a Julie Duffus, head of sustainability del Comitato Olimpico Internazionale (CIO) in occasione dell’avvio dei Giochi Olimpici di Milano Cortina 2026.
La petizione, raggiungibile su skifossilfree.org, ha raccolto il sostegno di olimpionici e atleti professionisti di diversi Paesi, insieme a brand leader di settore e organizzazioni climatiche come, appunto, Protect Our Winters. La richiesta congiunta è chiara: il CIO e la Federazione Internazionale Sci e Snowboard (FIS) devono pianificare l’uscita progressiva dalle sponsorizzazioni legate ai combustibili fossili, allineando il comparto degli sport invernali agli obiettivi indicati dalla scienza climatica.

A seguito dell’incontro, in una dichiarazione pubblica fatta alla BBC la presidente del CIO Kirsty Coventry ha riconosciuto la necessità per l’organizzazione di “fare di più” sul fronte climatico, sottolineando come il dialogo sia in corso ma che il progresso “richieda tempo”.
Una posizione che Schirmer accoglie come segnale di apertura, ma che giudica insufficiente rispetto all’urgenza del contesto. “Non si tratta di un singolo sponsor o di un’edizione dei Giochi”, ha dichiarato. “L’inverno si sta riscaldando più rapidamente del previsto. La scienza è chiara: dobbiamo ridurre drasticamente le emissioni globali e abbandonare i combustibili fossili a favore dei sistemi energetici alternativi già disponibili. I nostri sport dipendono da neve, ghiaccio e stagioni stabili, e questi elementi stanno scomparendo ora. Agire più tardi significa accettare che tanti inverni e tanti sport invernali, per come li conosciamo ora, scompariranno”.
Schirmer richiama anche le evidenze scientifiche raccolte dall’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC), evidenziando come la crisi climatica non minacci solo gli sport invernali – definiti “una frivola punta dell’iceberg” – ma anche la disponibilità idrica in aree densamente popolate come l’Ovest degli Stati Uniti e l’Australia, oltre alla riduzione delle rese agricole nel Sud globale.
Un problema di coerenza
Nel mirino della campagna c’è l’evidente cortocircuito reputazionale generato dalla presenza di aziende fossili tra gli sponsor di eventi invernali, incluso il ruolo di Eni come premium partner di Milano Cortina 2026. Tuttavia, gli organizzatori precisano che la richiesta va oltre il singolo caso: l’obiettivo è accelerare la transizione energetica e interrompere la normalizzazione – anche attraverso lo sport – di industrie ritenute responsabili dell’aggravarsi della crisi climatica.
Secondo i promotori, la questione è anche di posizionamento strategico e coerenza valoriale. Quando le aziende energetiche continuano a espandere la produzione di fossili, promuovendo al contempo la propria immagine attraverso gli sport invernali, il rischio percepito è quello di greenwashing. Gli atleti chiedono una leadership capace di riflettere la scala e l’urgenza della crisi.
La campagna richiama inoltre studi che mostrano come il riscaldamento globale possa ridurre drasticamente il numero di località idonee a ospitare future edizioni dei Giochi Invernali (ne abbiamo parlato anche noi a pagina 12 del numero 1/2026 di Outdoor Magazine). L’aumento delle temperature sta già accorciando le stagioni, riducendo l’innevamento e accelerando la perdita dei ghiacciai a livello globale — un tema che tocca direttamente l’intera filiera outdoor, dai comprensori ai produttori di attrezzatura.
Nel tracciare un parallelo con il divieto di pubblicità del tabacco introdotto dal movimento olimpico, i sostenitori di Ski Fossil Free sostengono che, una volta riconosciuto in modo inequivocabile l’impatto dei combustibili fossili, la loro sponsorizzazione diventi incompatibile con i valori dello sport.
La petizione chiede a CIO e FIS di pubblicare, entro l’inizio della stagione 2026/27, un report completo sugli impatti etici, ambientali e sanitari delle sponsorizzazioni fossili negli sport invernali e di definire una roadmap chiara verso il disinvestimento e partnership allineate agli obiettivi climatici.
Intanto le firme continuano a crescere quotidianamente. La raccolta resterà aperta per tutta la primavera, in concomitanza con le tappe di Coppa del Mondo FIS, dove diversi team nazionali risultano sponsorizzati da aziende del settore fossile. Il messaggio che arriva dagli atleti è netto: proteggere l’inverno significa agire adesso.