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Dunand-Pallaz stabilisce un nuovo record sul GR20 abbattendo l’ennesimo muro di questo 2026. Cosa sta succedendo davvero al trail running?

25 Settembre 2026
Scritto da Sara Canali

Di Sara Canali


Ventisette ore e ventinove minuti è il nuovo record con cui Aurélien Dunand-Pallaz ha chiuso il GR20, il percorso che attraversa la Corsica da Calenzana a Conca in 166 chilometri con oltre 12.000 metri di dislivello positivo. Un record che abbassa di 2 ore e 17 minuti il primato stabilito appena due mesi prima da François D’Haene, che aveva già rappresentato un salto enorme perché aveva portato per la prima volta il GR20 sotto le 30 ore.

Ma quello del francese è solo l’ultimo tassello di una stagione che ha visto cadere diversi primati su alcuni dei percorsi più iconici del mondo. Pochi giorni prima, dall’altra parte delle Alpi, Jia-Ju Zhao aveva chiuso il Tor des Géants in 65h55’22”, stabilendo il nuovo primato maschile della gara, mentre Katharina Hartmuth aveva fatto ancora di più, migliorando di quasi dodici ore il proprio record femminile e diventando la prima donna a salire sul podio assoluto del Tor.

Oltre a Dunand-Pallaz, cosa raccontano questi record?

Questi risultati arrivano dunque in un momento di particolare fermento per la disciplina. Il trail running sta vivendo una fase di forte espansione che ha a che fare con un aumentano dei praticanti, delle gare, degli investimenti e degli atleti che scelgono di farne una professione, mentre l’élite dispone di strumenti sempre più sofisticati, dalla preparazione specifica all’analisi dei dati, dalla nutrizione ai materiali.

Ma esiste davvero un legame tra queste due curve, quella della crescita del mercato e quella delle prestazioni? I dati non permettono ancora di stabilire un rapporto di causa-effetto, ma aiutano a fotografare un ecosistema in cui la base continua ad allargarsi mentre, contemporaneamente, il tetto prestazionale si sposta sempre più in alto.

Secondo lo State of Trail Running Report 2024, il mercato statunitense vale circa 20 miliardi di dollari, con una crescita intorno all’8% annuo rispetto allo 0,5% del mercato running complessivo. Secondo l’Outdoor Industry Association, sempre negli USA, i praticanti di trail running sono arrivati a 17,2 milioni, +6,6% in un anno e +57% rispetto al 2019.

Ma il dato forse più interessante riguarda il rapporto tra chi corre sui sentieri e chi effettivamente gareggia. Secondo lo State of Trail Running Report, circa 14,8 milioni di persone praticavano trail running negli Stati Uniti nel 2024, ma soltanto 257.000 partecipavano alle gare: appena l’1,7%. Il mondo delle competizioni rappresenta quindi ancora una piccola parte di un ecosistema molto più ampio, fatto di milioni di persone che corrono sui sentieri senza necessariamente prendere parte a una gara.

Infine, secondo i dati UTMB/Strava, nel primo semestre 2025 il numero di atleti che caricavano attività di trail su Strava era raddoppiato rispetto allo stesso periodo di tre anni prima, mentre le partecipazioni alle gare UTMB Index erano 2,4 volte quelle del primo semestre 2022, con oltre 800.000 partenze e il 42% di runner alla prima esperienza in una gara di trail.

Cresce anche il valore economico di questa community. Secondo lo State of Trail Running Report, il 66% dei trail runner statunitensi guadagna più di 100.000 dollari l’anno. Si tratta quindi di un pubblico con una significativa capacità di spesa, che distribuisce il proprio budget tra iscrizioni alle gare, scarpe, equipaggiamento, nutrizione e servizi di coaching.

Aurelien Dunand-Pallaz / ph: Benoit Lagneux

Anche l’élite cresce sempre di più

Anche il denaro che circola intorno al vertice della disciplina sta aumentando. I montepremi si stanno ampliando: la Golden Trail World Series distribuirà oltre 435.000 euro nel 2026, mentre alcune singole gare sono arrivate a mettere in palio 75.000 o 150.000 dollari. Parallelamente, nuovi capitali stanno entrando nel settore, dalle startup specializzate alle partnership con brand esterni al mondo outdoor. È un altro segnale della progressiva trasformazione del trail da nicchia sportiva a mercato strutturato.

La fascia élite diventa così sempre più professionale. Nel 2025 il 69% degli atleti identificati come élite ha partecipato ad almeno una gara UTMB World Series, 10 punti percentuali in più rispetto al 2024. Il profilo del trail runner professionista sta cambiando e da semplice appassionato di montagna si è ormai trasformato in un atleta che costruisce una stagione intorno a determinati obiettivi di prestazione. Sul GR20, secondo quanto riportato da L’Équipe, Dunand-Pallaz aveva nove pacer, una squadra logistica e anche un data analyst, Joseph Mestrallet.

La professionalizzazione, inoltre, non riguarda soltanto gli atleti di vertice. Il coaching è già un mercato stimato in circa 1,2 miliardi di dollari negli Stati Uniti e, sebbene soltanto il 29% dei trail runner si affidi a un coach, quasi la metà di chi paga per questo servizio spende più di 1.000 dollari l’anno. Anche l’allenamento è quindi diventato una componente dell’economia del trail.

Più tecnologie e maggiore specializzazione

Quello che ne emerge è un trail d’élite sempre più simile a uno sport di prestazione ad altissima specializzazione, dove entrano non solo gambe e cuore, come vorrebbero i più romantici, ma anche tecnologia, scienza, nutrizione e allenamento specifico. A partire dalle scarpe, su cui negli ultimi anni c’è stato un grande lavoro di ricerca per migliorare l’efficienza e permettere agli atleti di correre più forte e più a lungo.

È difficile quindi sostenere che il nuovo record del GR20 sia una conseguenza diretta della crescita del mercato, così come sarebbe semplicistico attribuire ogni primato alla tecnologia.  Ma la coincidenza è difficile da ignorare: mentre sempre più persone entrano nel trail running, l’ecosistema che circonda gli atleti più forti diventa più grande, ricco e specializzato.

Più che una semplice successione di exploit individuali, i record del 2026 sembrano allora raccontare la maturazione di un intero ecosistema sportivo. Un movimento che cresce alla base, attira nuovi praticanti e nuovi investimenti e, contemporaneamente, sposta sempre più in alto il proprio limite prestazionale.

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