di Claudio Primavesi
Si dice che la prima volta si sia trovato iscritto a sorpresa dalla sorella (arrivando comunque quinto). Fatto sta che quella di Franco Collé con il Tor des Géants, a partire dal lontano 2012, è una storia tutta particolare. Che – probabilmente – non è finita con la vittoria del Tor des Glaciers di ieri sera, dopo le quattro del Tor più classico. All’alba dei 48 anni. L’ultima tappa si è chiusa ieri alle 22.01 sul traguardo di Courmayeur, dove è arrivato in 112 ore, un minuto e 57 secondi, circa sette e mezzo di più del detentore del record, Sébastien Raichon. Sulle gambe 450 chilometri e 32.000 metri di dislivello con un distacco sul secondo che è arrivato anche a dieci ore. Se già il Tor des Géants, a detta dei preparatori atletici, è una gara difficilmente allenabile, perché monopolizza una stagione intera, lo è ancor di più il Tor des Glaciers. “Due giorni in più sono veramente duri” ha detto tra le prime battute al traguardo. Duri per i duri.
Il gigante dei Tor
Franco Collé, valdostano di Gressoney, è l’archetipo del “gigante” (come sono chiamati i finisher del Tor). Oltre alle quattro vittorie sulla distanza più classica, ha nel palmarès il quinto posto della prima partecipazione e un terzo posto. Del percorso conosce ogni singolo metro e per questo ha deciso di mettersi alla prova sui 450 chilometri del Tor des Glaciers. Sembra quasi che il suo fisico sia stato forgiato apposta per la gara più cara ai valdostani. Delle sue precedenti vittorie si ricorda soprattutto la privazione di sonno: Franco ha sempre dormito solo pochi minuti. E l’unica volta che si è fermato un po’ di più, è andato in catalessi e non è più riuscito a ripartire. “Al mio fisico, in una gara come il Tor, dormire fa male” ha detto. Sembra che al Tor des Glaciers sia riuscito a dormire un po’ di più. Eppure Collé ha ottenuto risultati di tutto rispetto anche in altre prestigiose gare, però il Tor le oscura tutte. Vittorie all’Adamello Ultra Trail, Monte Rosa Walser Ultra Trail, Gran Trail Courmayeur, Swiss Peaks 360, Cervino Matterhron Ultra Race. Podi alla TDS ed Eiger Ultra Trail.

Dallo scialpinismo all’endurance
Un tempo, fino alla prima vittoria di Kilian Jornet all’UTMB, si diceva che le ultra erano gare “per vecchi” perché serviva l’esperienza per arrivare in fondo a una cento miglia. Perché una gara ultra o endurance è anche soprattutto una gara “di testa”. Perché, si diceva, “ti rovina il fisico”. Poi è arrivata una generazione di “ultra-native” subito pronti all’exploit sulle lunghe distanze. Collé ha vinto quando era già non più giovanissimo, ma partendo dall’endurance. Non mancano partecipazioni a trail “umani”, ma per lui sono sempre stati un allenamento per il Tor. Ora, con la vittoria sui 450 chilometri, il percorso è ancora più completo. Oltre alle vittorie e ai podi in altre prestigiose gare, ci sono però altri aspetti della carriera agonistica di Collé che – oltre lo stereotipo comprensibile di “re del Tor” – ne segnalano le doti poliedriche: il suo passato di tutto rispetto nello scialpinismo. Un secondo posto alla Sellaronda Ski Marathon e un quinto al Trofeo Mezzlama, intervallati da tanti podi in gare meno famose, ma dal livello agonistico elevato, dicono che il suo è un fisico che ha saputo affrontare prestazioni dove la velocità è tutto e a volte si vince per una manciata di secondi, come il giro dei quattro passi sugli sci, e avventure endurance dove vince chi non molla mai.
Oltre l’uomo immagine
C’è un altro aspetto di Collé che non va trascurato, quello dell’ambassador. Dire ambassador è riduttivo, perché è sempre stato ben di più per i marchi con i quali ha saputo costruire relazioni di lunga durata: sviluppatore di materiali (come gli zaini da trail di CAMP), anima del team di atleti, consigliere ascoltato e rispettato. Negli ultimi anni è stato legato a due marchi in particolare, prima Hoka e ora Kailas FUGA. La parabola del marchio cinese in Europa è strettamente legata alla figura di Franco, che è stato un apripista silenzioso ma efficace nel vecchio continente. E per i successi degli atleti griffati Kailias. Non a caso l’ultima immagine che abbiamo di lui prima del trionfo a Courmayeur è mentre assiste Cristian Minoggio ai punti di ristoro durante l’incredibile cavalcata verso la vittoria alla CCC.
