Con l’autunno ormai alle porte e l’estate che sta giungendo al termine, è ora di tirare le somme e fare un resoconto sui risultati del turismo italiano.
Secondo i dati raccolti da Assosport, il bilancio finale della stagione (dal 15 giugno al 15 settembre) è positivo con un tasso medio di saturazione delle strutture ricettive del 58,9%, in crescita di 10,8 punti percentuali rispetto al 2025. La componente internazionale ha fatto, come ogni anno, la propria parte. In particolare, secondo il Ministero del Turismo, la presenza straniera è cresciuta nei mesi di luglio e agosto con un aumento dell’8,3 rispetto allo scorso anno. Ma oltre alla crescita dei flussi, i numeri raccontano anche in che modo sta cambiando il modo di vivere la vacanza.
Come l’outdoor influenza la scelta della destinazione
L’outdoor è la terza motivazione di visita degli stranieri in Italia, dopo cultura ed enogastronomia. La cultura coinvolge il 45% dei visitatori internazionali e l’enogastronomia il 20%; subito dopo si colloca il turismo outdoor. Si tratta di un dato interessante perché mostra come l’attività all’aria aperta sia diventato uno degli elementi principali che orientano la scelta della destinazione stessa.
È il turismo di montagna che evidenzia chiaramente questo trend. Infatti, secondo i numeri di JFC, durante l’estate le destinazioni montane hanno raggiunto circa 7,8 milioni di arrivi (il numero di clienti sia italiani sia stranieri che fanno il check-in in una struttura ricettiva in un determinato periodo) crescendo del 14,4% rispetto al 2025, e oltre 79 milioni di presenze (il numero di notti trascorse dai clienti all’interno delle strutture) che rappresentano un aumento del 5,8%. Per quanto riguarda il fatturato, sono 6,6 miliardi di euro le stime per fine stagione (+8,2%). Il caldo ha certamente contribuito a spingere la domanda verso le località in quota, ma la crescita della montagna estiva si inserisce in un fenomeno più ampio: la ricerca di esperienze outdoor sta acquistando un peso crescente nelle scelte di viaggio.

Il turismo active
È proprio in questo contesto che che emerge il fenomeno del turismo attivo, che va distinto dal turismo sportivo. Se quest’ultimo comprende i viaggi motivati principalmente dalla pratica sportiva, dagli eventi e dalle competizioni, l’active tourism racconta una domanda più ampia: l’attività fisica diventa parte dell’esperienza della vacanza, anche quando non è la ragione principale del viaggio. Si parte per visitare una città, trascorrere qualche giorno al mare o in montagna, scoprire un territorio. Ma durante il soggiorno si preferiscono le destinazioni che consentono anche di correre, pedalare, fare trekking, nuotare, praticare sport. È una differenza importante, perché allarga il perimetro della domanda e porta lo sport dentro l’esperienza turistica di un pubblico molto più ampio.
Una tendenza simile emerge anche a livello europeo. La vacanza viene sempre più associata alla possibilità di combinare attività, recupero e benessere, mentre tra le formule sportive i soggiorni multi-activity sono indicati come interessanti dal 44,1% degli intervistati del sondaggio sul turismo europeo di DERTOUR Group.

Come si comportano le strutture?
Il viaggio interrompe sempre meno le abitudini legate all’attività fisica: oggi il turista vuole continuare a correre, pedalare, allenarsi o semplicemente mantenere il proprio livello di movimento anche durante il soggiorno. E, insieme all’attività, cresce l’attenzione per il recupero, spingendo gli hotel a sviluppare ambienti e servizi dedicati a movimento, alimentazione, sonno e recupero. Per una struttura ricettiva, quindi, una palestra ben attrezzata, una bike room, servizi dedicati a runner e ciclisti, spazi per mobility e stretching o soluzioni per il recovery possono diventare parte integrante dell’esperienza di soggiorno. Non si tratta soltanto di aggiungere servizi, ma significa intercettare una domanda che considera il benessere e l’attività fisica parte integrante della qualità del viaggio.
È un’evoluzione che mette in relazione filiere che, fino a poco tempo fa, erano considerate più distanti: sport, outdoor, turismo, hospitality e wellness.