The Lycra Company ha presentato istanza di protezione fallimentare (amministrazione controllata) ai sensi del Chapter 11 presso il tribunale di Houston, in Texas, con l’obiettivo di alleggerire un indebitamento pari a 1,2 miliardi di dollari. Nei documenti depositati, la società attribuisce il ricorso alla procedura a una “convergenza” di fattori, tra cui le conseguenze della pandemia, i dazi, l’aumento della concorrenza e contenziosi legali in corso.
Secondo quanto emerge dagli atti, i creditori hanno concordato un nuovo finanziamento da 75 milioni di dollari e la cancellazione della maggior parte dei 1,53 miliardi di debito esistente. L’azienda ha precisato che clienti, fornitori e i circa 2.000 dipendenti non subiranno impatti operativi.
Lycra ha inoltre sottolineato che il piano preconfezionato è il risultato di mesi di negoziazioni con i principali creditori finanziari e riflette un accordo condiviso. Forte di un sostegno quasi unanime degli stakeholder, la società prevede di completare rapidamente la ristrutturazione e uscire dalla procedura entro 45 giorni.
Le cause della crisi
Il ricorso al Chapter 11 arriva dopo anni di instabilità finanziaria per il gruppo con sede nel Delaware, a partire dall’acquisizione nel 2019 da parte del conglomerato tessile cinese Shandong Ruyi Textile and Fashion International Group. Lo ha evidenziato il cfo Dean Williams in una dichiarazione a supporto delle istanze iniziali. In precedenza, Lycra era controllata da Koch Industries.
Tra le principali criticità, Williams cita una combinazione di fattori macro e settoriali: la domanda debole e prolungata nei mercati dello spandex e dell’abbigliamento, innescata dalle problematiche legate al Covid-19 — tra chiusure, interruzioni della supply chain e calo dei consumi — e una ripresa più lenta del previsto nei mercati occidentali.
Negli ultimi anni, inoltre, la domanda da parte dei produttori tessili è rimasta contenuta, complice una diffusa attività di destocking lungo la filiera e un contesto caratterizzato da tassi d’interesse elevati e inflazione. A ciò si aggiunge l’espansione della capacità produttiva dei competitor, che ha modificato gli equilibri competitivi e ridotto i tassi di utilizzo degli impianti di Lycra, passati da circa l’80% a metà 2024 a circa il 60% a fine 2025, costringendo l’azienda a ridurre la produzione.
Parallelamente, la società ha dovuto fronteggiare una crescente pressione competitiva da parte di produttori a basso costo, in particolare asiatici, con conseguente erosione dei prezzi e delle quote di mercato. I prezzi dello spandex “generico” sono scesi a livelli prossimi ai costi di produzione, comprimendo i margini dell’intero settore. Nel segmento personal care, anche il mercato dei pannolini ha mostrato segnali di debolezza e frammentazione, con una crescita delle private label e ulteriori pressioni sui prezzi.
A questi elementi si sommano le incertezze macroeconomiche legate a dazi, politiche commerciali e inflazione, che hanno spinto i brand ad adottare strategie più prudenti negli ordini e nella gestione delle scorte. Le ricadute si sono propagate lungo tutta la catena del valore, con impatti particolarmente rilevanti in Sud Asia e America Centrale. L’aumento dei costi delle materie prime e dell’energia ha ulteriormente inciso sulla redditività.
Sul fronte finanziario, Lycra ha sostenuto costi significativi legati alla gestione della propria struttura di capitale, inclusi rifinanziamenti e operazioni di ristrutturazione. Nel 2022, i creditori di Shandong Ruyi hanno assunto il pieno controllo della società dopo il default su un prestito da 400 milioni di dollari.
Nel complesso, questi fattori hanno determinato un calo dell’EBITDA, passato da 132 milioni di dollari nel 2024 a una stima di 44 milioni per il 2026.
Ulteriori elementi che hanno contribuito alla situazione includono rischi legali in Cina, il fallimento di un tentativo di vendita nel 2025 e la chiusura anticipata della partnership con Qore — joint venture tra Cargill e HELM AG per la produzione di spandex sostenibile — che ha comportato un esborso di 4,75 milioni di dollari.
I prossimi passi della ristrutturazione
Lycra ha richiesto al tribunale le consuete autorizzazioni iniziali (“first day motions”) per continuare a operare regolarmente durante il processo di ristrutturazione, inclusa la piena copertura dei debiti verso fornitori e partner commerciali nell’ambito dell’operatività ordinaria.
L’accordo di supporto alla ristrutturazione (RSA) ha ottenuto un ampio consenso da parte dei detentori delle principali linee di debito, che si sono impegnati a votare a favore del piano.
“Quello di oggi rappresenta un passaggio chiave: stiamo adottando misure decisive per ridurre il debito e rafforzare la nostra base finanziaria”, ha dichiarato il ceo Gary Smith, sottolineando l’impegno a garantire continuità operativa e supporto a clienti e partner.
Nel 2025 il fatturato di Lycra ha raggiunto i 724 milioni di dollari. Oggi conta otto siti produttivi, tre centri di ricerca e 11 uffici tra Nord America, Europa, Asia e Sud America, per un totale di circa 2.000 dipendenti.