Outdoor Magazine ha analizzato lo stato attuale del mercato dello scialpinismo attraverso un’inchiesta fatta sulle opinioni di diversi marchi del settore. L’obiettivo è capire quanto pesa questo segmento nel fatturato delle aziende, quali mercati sono più forti, come stanno andando le vendite e quali trend stanno emergendo tra i consumatori. Le risposte mostrano un settore ormai maturo ma ancora in evoluzione, influenzato da fattori come le condizioni climatiche, l’eredità della pandemia e i cambiamenti nelle modalità di pratica dello sport.
1. Quanto pesa in percentuale la categoria ski touring nel fatturato?
Il peso dello scialpinismo nel fatturato varia molto tra le aziende. Alcuni brand altamente specializzati registrano percentuali molto alte, come ATK Bindings (100%) e Ski Trab (circa 70%). Altri marchi più generalisti hanno incidenze minori: per Crazy lo scialpinismo occupa circa il 50% del fatturato invernale, Montura il 20% e Scarpa circa il 10%. Nel caso di Atomic e Oberalp il peso percentuale è meno rilevante perché l’offerta dell’azienda copre molti altri segmenti dello sci. Nel complesso, il segmento rimane strategico soprattutto per i brand tecnici e specialisti.
2. Com’è andato il sell in per questa stagione e come sta andando il sell out?
Il sell-in risulta generalmente stabile o in linea con le aspettative, anche se i retailer mantengono un atteggiamento prudente dopo le forti oscillazioni della domanda negli anni recenti.
Il sell-out è stato influenzato soprattutto dalle condizioni meteo: in diverse aree la stagione è partita lentamente per la scarsità di neve, ma nelle ultime settimane molti marchi segnalano un miglioramento. In generale il mercato appare in fase di assestamento dopo gli eccessi della pandemia.
3. Quali sono i mercati più forti per i prodotti da scialpinismo?
I mercati principali sono quelli con una forte tradizione alpina. Italia, Francia, Germania, Austria e Svizzera risultano tra i Paesi più rilevanti. Anche gli Stati Uniti rappresentano un mercato importante per diversi brand, mentre in alcuni casi emergono anche Spagna e area scandinava. Nel complesso, l’Europa alpina resta il cuore dello scialpinismo.
4. Lo scialpinismo ha fatto il suo debutto alle Olimpiadi, c’è stato un aumento di interesse e soprattutto di richiesta dei prodotti?
Il debutto olimpico dello scialpinismo è considerato un evento importante per la visibilità della disciplina, ma al momento non ha generato un aumento concreto della domanda o delle vendite. Secondo le aziende, eventuali effetti si potranno valutare solo nel medio-lungo periodo, quando la maggiore esposizione mediatica avrà il tempo di consolidarsi.
5. Esistono vari scialpinismi: ski fitness, light touring, agonismo, freetouring. Qual è più importante e dove vedete più interesse per le prossime stagioni?
Tra le diverse modalità di pratica, il freetouring emerge come uno dei segmenti più dinamici e in crescita, perché combina salita e qualità della discesa. Anche il light touring e lo scialpinismo tradizionale restano molto rilevanti, mentre l’agonismo ha un ruolo più limitato in termini di volumi, pur mantenendo valore in termini di immagine e innovazione tecnologica.
6. Dal dialogo con i consumatori finali emerge una richiesta particolare o un trend?
Dalle risposte emerge una richiesta sempre maggiore di versatilità: molti praticanti cercano prodotti tecnici ma utilizzabili anche in altri contesti outdoor. Si osserva inoltre una maggiore attenzione all’esperienza della montagna e al comfort, piuttosto che alla sola performance. Alcune aziende segnalano anche una crescita della partecipazione femminile e una comunità di praticanti sempre più diversificata.
7. La pandemia ha portato a un aumento della domanda e una sovraproduzione, con magazzini pieni di stock ad anni di distanza. È finito questo effetto onda lunga? Come vedete le prossime stagioni?*
La forte crescita della domanda durante la pandemia aveva generato sovrapproduzione e magazzini pieni. Oggi questo effetto sta progressivamente diminuendo: molti stock sono stati riassorbiti e la pianificazione degli ordini è tornata più prudente. Alcuni marchi segnalano però che per certi prodotti rimangono ancora scorte da smaltire. Nel complesso, il mercato sembra avviarsi verso una fase più stabile e con una crescita moderata.
* Solo per i marchi produttori di attrezzatura
In conclusione l’inchiesta mostra un settore dello scialpinismo solido ma in trasformazione. Dopo il boom della pandemia, il mercato sta vivendo una fase di normalizzazione, con vendite influenzate soprattutto dalle condizioni climatiche e dalla gestione degli stock. I paesi alpini restano i mercati centrali, mentre le aziende osservano nuovi trend legati alla versatilità dei prodotti, al comfort e a una pratica meno competitiva e più esperienziale della montagna. Nel medio periodo lo scialpinismo appare destinato a mantenere una base di praticanti ampia e fedele, con prospettive di crescita graduale.
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