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Compagni di cordata: l’intervista a Rock Experience e i Ragni di Lecco

29 Luglio 2025

Rock Experience e i Ragni di Lecco hanno da poco rinnovato la loro partnership per altri tre anni, in un sodalizio che trova nell’amicizia, nell’amore per la montagna e nel territorio i suoi punti di forza

di Benedetta Bruni

La chiacchierata che abbiamo fatto con alcuni dei rappresentanti di Rock Experience e i Ragni di Lecco sarebbe potuta durare molto più di quanto effettivamente è andata avanti. Perché, oltre al timore reverenziale per un gruppo così forte e rinomato, qualsiasi persona con un minimo di passione per la montagna non può restare indifferente ai loro racconti ed esperienze. E poi, se non fosse abbastanza, perché tra Rock e i Ragni appare molto evidente qualcosa di invece quasi curioso tra gli alpinisti: un’amicizia, un senso di comunità abbastanza raro per un’attività così solitaria, che abbraccia il territorio – Lecco, ovviamente –, gli altri membri del gruppo, dell’azienda, dove entrambe le parti tirano fuori il meglio dell’altro, accomunati dall’amore per la montagna e questa voglia di scambiarsi opinioni sulle ultime ascese e su come le hanno affrontate. Rock Experience, insomma, da sei anni ha fatto breccia nei Ragni con una collaborazione attenta, che dà spazio e voce ai loro racconti, che a livello di prodotto risponde alle loro dirette esigenze proprio perché il titolare Michele Frigerio, anch’egli alpinista, sa bene che attrezzatura e abbigliamento devono realmente essere al servizio dello scalatore. Il risultato è un rapporto autentico, dove le parti si portano rispetto, che dà valore e porta con orgoglio la bandiera delle Grigne.

L’intervista

Matteo De Zaiacomo, alpinista e presidente dei Ragni di Lecco
Simone Pedeferri, alpinista e parte del Consiglio dei Ragni di Lecco
Maddalena Bosisio, responsabile marketing di 7to7

rock experience ragni di lecco

Mi raccontate la storia della collaborazione tra Rock Experience e i Ragni?

MDZ: La collaborazione tra i Ragni e le aziende lecchesi è qualcosa di abbastanza radicato nella storia del Gruppo. Nasce nel dopoguerra, quando c’erano delle difficoltà economiche ma anche una grande voglia ed entusiasmo di andare in giro per il mondo a scalare, che d’altronde è la stessa che ci anima ancora adesso. Sin da allora c’è sempre stata una barriera economica per comprare anche solo due chiodi e una corda o pagare il pieno per andare a fare una via nuova in Dolomiti, e queste difficoltà sono state risolte cercando collaborazioni. Le prime aziende non erano ovviamente specializzate in materiale o abbigliamento tecnico da arrampicata, erano per lo più delle società metalmeccaniche che poi accettavano di sponsorizzarci. Il punto di incontro, però, è stato proprio Lecco, come accade anche adesso con Rock Experience e 7to7. La vicinanza al territorio può sembrare una questione semplice, ma in realtà si rifletteva nel carattere delle ascensioni che poi i Ragni sono riusciti a fare in tutto il mondo. Che fosse il McKinley nel ‘61 o il Cerro Torre nel ‘74, ci si portava sempre dietro quell’orgoglio di essere lecchesi e aver issato la bandiera della città in cima alle montagne, tanto per gli alpinisti quanto per gli sponsor. E questo muoversi come Ragni di Lecco, in sinergia con chiunque potesse contribuire e non soltanto in qualità di singolo alpinista – perché chiaramente è un’attività solitaria, a parte la cordata che fa la notizia –, è il motivo per cui il gruppo è riuscito a sopravvivere, traendo energie e finanziamenti dal territorio, proprio perché l’identità di una salita era quella di Lecco stessa e i successi erano ugualmente condivisi. Quindi nel 2019, quando è nata la collaborazione con Rock Experience, è stato estremamente semplice sposare le due filosofie: il prodotto concepito nella sede di Bosisio Parini sposava perfettamente quel tipo di alpinismo locale tipico dei Ragni. Ora collaboriamo da sei anni, ma abbiamo appena firmato il contratto che ci accompagnerà per i prossimi tre.

MB: Come diceva Matteo, si tratta di una partnership abbastanza longeva. È un rapporto reciproco: noi li sosteniamo dal punto di vista economico, mentre con il loro know-how i Ragni contribuiscono allo sviluppo dei nostri prodotti, che possono testare in condizioni diversissime e quindi ci permettono di avere feedback di reale utilizzo sui vari terreni alpinistici. Questa collaborazione per noi è anzitutto motivo di orgoglio e ci spinge a orientarci sempre di più su articoli che possano assecondare le loro esigenze in situazioni veramente diverse.

rock experience ragni di lecco

Come funziona lo sviluppo prodotto?

SP: Dipende tutto dall’attività che facciamo: una volta ottenuto il prodotto – per esempio adesso alcuni dei membri stanno testando un saccone nuovo – bisogna capirne l’utilizzo in ambiente, dove può avere delle criticità o può funzionare, dove si rovina, e in base a tutto questo suggeriamo dei cambiamenti. Questo processo è molto importante, perché in questo modo il prodotto arriva al consumatore con tutt’altra qualità.

MB: Parte tutto dal prototipo, che viene testato dall’atleta che poi restituisce dei feedback all’azienda. Si modificano le criticità e successivamente ne viene restituito un altro che viene provato nuovamente e così via, finché non si raggiunge un risultato soddisfacente.

SP: Abbiamo collaborato anche con altre aziende, ma la partnership in tal senso non è mai stata così efficace come quella in questi anni con Rock Experience. Forse anche perché è un’azienda del territorio e dunque l’interscambio è molto più facile, produttivo e stimolante per entrambi.

MB: Esatto, essendo tutti della stessa zona riusciamo ad avere uno scambio faccia a faccia e non solo tramite e-mail o videocall, e anche quello è un valore aggiunto alla nostra collaborazione.

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Maddalena Bosisio, responsabile marketing 7to7

Come si sposano i vostri valori e quanto è cruciale per voi il territorio, quindi?

MDZ: Lecco è sempre stata un vertice dell’alpinismo, riconosciuta in tutto il mondo come un punto nevralgico da dove partono idee e iniziative interessanti, e in cui storicamente persone come Cassin hanno voluto dare una loro interpretazione ai prodotti che testavano. Anche per lui l’abbigliamento e l’attrezzatura dovevano essere realmente utili, non solo riempire un buco di mercato. E quando Rock ha mosso i primi passi sul panorama outdoor abbiamo proprio visto una tipologia di prodotto che voleva sin da subito essere al servizio dell’alpinista e dell’alpinismo, ma che era ancora acerbo su alcuni aspetti tecnici. È in questo contesto che si è ben incastrato con alcuni membri del gruppo dei Ragni, che avevano già avuto esperienze in termini di ricerca e sviluppo. In questi sei anni di collaborazione abbiamo proprio visto come l’azienda abbia preso una direzione tale da garantire dei prodotti fatti per gli alpinisti e che possiamo portare in giro per tutto il mondo. E se ci penso bene, alla fine Lecco non è neanche così vincolante in questo discorso. Il sentimento, la passione, conoscere le nostre montagne, essere uniti, trovarci e discutere sempre sull’ultima persona che ha fatto una determinata via è qualcosa che prima di tutto crea un’amicizia. E forse è l’unico vero motivo che ci lega così tanto al territorio, perché entrambe le entità hanno delle mire dall’altra parte del mondo, che sia per aprire una via o realizzare un prodotto che sia modulabile e funzioni ovunque, in Patagonia e in Himalaya come sulle Grigne o in Val Masino.

 

Quello dei Ragni di Lecco mi sembra un alpinismo storico, eroico, che non ha paura di osare e ha tanta voglia di essere raccontato. Qual è l’eredità che tramandate ai nuovi alpinisti?

SP: È un problema che ci poniamo anche noi, in realtà. Come l’arrampicata, l’alpinismo sta prendendo una direzione completamente diversa rispetto a quanto si pensava. I Ragni riescono ad avere una continuità perché negli anni il nostro modo di scalare è cambiato: non possiamo più essere quelli che arrivarono sul Torre nel ’74. Ciò che ci ha sempre unito, però, è il senso di comunità che si è creato tra di noi. Ed è strano, perché normalmente l’alpinismo ha un carattere solitario, un po’ burbero, forgiato sulle scelte che siamo obbligati a prendere in parete, quando siamo primi di cordata e dobbiamo fare affidamento sulle nostre sole forze. Le nostre decisioni sono sempre radicali perché ci permettono di vivere. Non è uno sport che si può abbandonare quando le condizioni si fanno complicate, e per questo ogni alpinista ha un proprio modo di pensare completamente diverso dagli altri. I Ragni invece sono formati da persone che hanno capito che il gruppo fa bene allo stesso obiettivo, che è scalare le montagne e dare la possibilità ai ragazzi giovani di realizzare i propri sogni. Nel frattempo però è cambiato il nostro stile, che si è fatto più leggero, più “inglese” se vogliamo, perché sono loro ad aver influenzato l’alpinismo moderno. E poniamo sempre al centro il tema dell’inquinamento e del nostro impatto ambientale. Anche l’apertura ad alpinisti esterni a Lecco dalla fine degli Anni ‘90 è stata molto positiva e ha permesso al gruppo di resistere così bene ai cambiamenti.

rock experience ragni di lecco

MDZ: Anche Rock Experience contribuisce a tramandare questa eredità alpinistica. Lo stesso titolare dell’azienda, Michele Frigerio, è un personaggio che ha vissuto l’ambiente dell’arrampicata lecchese fin da ragazzino, ed è amico di tanti membri dei Gamma, di cui fa tuttora parte, oltre che dei Ragni. Nella prima frase del nostro statuto, il gruppo si propone di rendere al singolo possibili avventure e salite che altrimenti gli andrebbero precluse. Questa è la nostra forza nonché l’insegnamento che si vuole dare ai più giovani: il valore dell’amicizia e credere nei propri compagni per poter realizzare sogni che da soli non sarebbero raggiungibili. Questo sentimento che ha caratterizzato i gruppi Ragni e Gamma, questo ritrovarsi negli stessi ideali tanto da inserirli in uno statuto, è qualcosa che nei pensieri del titolare ha reso, mi immagino, ancora più facile scegliere di lanciarsi in una collaborazione come quella che abbiamo adesso.

SP: Di fatto, il progetto Rock Experience parte da un alpinista. Michele è uno scalatore e si è giustamente circondato di persone che scalano. E questi legami si riflettono anche sui prodotti, realizzati apposta per chi va in montagna. Concettualmente questo fa un’enorme differenza: negli anni abbiamo visto diverse aziende riempirsi di persone esterne al mondo dell’arrampicata e questo ha man mano smontato la “magia” che c’era in queste realtà. Inevitabilmente tante di queste sono entrate in crisi o sono fallite, oppure si sono riconvertite a prodotti che non servono realmente a chi va in montagna. Per noi è molto meglio sapere che possiamo parlare con delle persone che hanno vissuto sulla loro pelle l’esperienza di un bivacco andato male in mezzo a un temporale.

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Simone Pedeferri, alpinista e membro del Consiglio dei Ragni di Lecco

E nelle nuove generazioni vedete un po’ di coinvolgimento?

SP: La nostra fortuna è che la selezione che per entrare nei Ragni non è facile. È molto complicata, sia per il curriculum da presentare, sia per la commissione tecnica e soprattutto quella “umana”, la più difficile, dove si valuta il candidato non solo per cosa può dare al gruppo a livello alpinistico, ma anche su un piano più personale. È tanto importante quanto particolare, proprio per il discorso che facevo prima. Quindi in un certo senso questo coinvolgimento ce lo assicuriamo per forza di cose.

Che stile alpinistico c’è adesso nei Ragni e a quali icone vi ispirate?

MDZ: Ogni periodo storico si caratterizza per stili differenti sia nell’alpinismo che nell’arrampicata. C’è sempre una moda, qualcosa di concesso, qualcosa che invece viene additato perché non va bene, etiche diverse. Anche ora stiamo affrontando un momento di questo tipo. Parlo da ragazzo del gruppo: abbiamo il vantaggio enorme di poter fare affidamento su una memoria storica diretta. Quando ci troviamo possiamo parlare, interfacciarci con persone – lo stesso Pedeferri per me – che hanno visto questi cambiamenti e sanno capire cosa sta arrivando, cosa c’è stato e cosa è cambiato. E anche per questo i primi idoli che abbiamo noi giovani sono proprio i Ragni di Lecco. Già da quando eravamo ragazzini, poterci parlare o confrontare era qualcosa di meraviglioso. Poi crescendo anche nel gruppo si arriva ad avere uno stile proprio: nel momento storico attuale c’è un discorso più legato al cambiamento climatico, al rispetto dell’ambiente, al senso di avventura che in certi ambienti alpini magari si è completamente perso perché sono già passate migliaia di persone con i loro stili. L’etica di adesso è molto orientata al rispettare a tutti i costi la montagna per mantenere intatta l’avventura, e sono le regole che proviamo a darci anche quando giriamo per il mondo. Cerchiamo di salire le pareti arrivando in punta di piedi, contando sulle nostre forze, partendo dalla base, raggiungendo la cima senza ricorrere allo stile capsula o himalayano, ma in stile alpino e lasciando meno materiale possibile affinché la persona dopo di noi possa trovare la via esattamente com’era prima del nostro passaggio. E questo è quello che cerchiamo di seguire, nel limite del sensato. Prima chiedevi cosa lasciamo alle nuove generazioni. Sono due eredità: lo stile di adesso nel salire le montagne e questo bagaglio di informazioni che culliamo e manteniamo e fortunatamente possiamo raccontare direttamente tramite le nostre iniziative, che poi anche Rock Experience è la prima a sostenere.

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SP: Sì, l’alpinismo ha proprio l’esigenza di essere raccontato, e infatti non è un caso che sia una delle poche attività che ha una letteratura. Noi stessi Ragni sentiamo questa necessità. Dentro di noi ci sono diverse visioni, dettate da età e approcci molto vari, ma proprio per questo ognuno di noi può mirare al massimo della capacità che ogni disciplina, in quel determinato momento e per il suo stile, gli permette di raggiungere, che sia boulder, arrampicata sportiva o alpinismo. Rock Experience ci supporta molto in questa esigenza nel raccontare cosa facciamo: ora stiamo realizzando insieme un libro sulle chiodature nel mondo, frutto del progetto Discovery Tour, ed è il risultato della sinergia con un’azienda che è attenta a chi sponsorizza. In quest’ambito abbiamo portato l’arrampicata in posti dove non era ancora così evoluta. Per me personalmente è importantissimo far rivivere quello che io stesso da giovane ho passato grazie alla scalata, trasmettere questa fame di conoscenza, anche in luoghi con pochi mezzi per chiodare le falesie o dove non c’è nessuno con cui comunicare. In Albania, per esempio, abbiamo creato insieme a loro strutture, falesie e sentieri, e grazie a questo interscambio l’arrampicata ha fatto un salto di qualità di 10 anni in un solo mese. E Rock Experience è stata una delle uniche aziende che ha investito in questa direzione.

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Matteo de Zaiacomo, alpinista e presidente Ragni di Lecco

Matteo, cosa vuol dire per te essere diventato presidente?

MDZ: Io sono entrato nel gruppo a 20 anni, ero giovanissimo e mai mi sarei immaginato di far parte di un sodalizio così famoso e con personaggi così importanti. Pensavo che li avrei ammirati e basta, per sempre, anche se un po’ è ancora così (ride, ndr). Per quasi 10 anni il gruppo mi ha dato questa possibilità altrimenti irraggiungibile di ampliare i miei orizzonti. Io facevo l’idraulico a Sondrio, in alcun modo potevo aspettarmi di andare ad arrampicare in Madagascar, sull’Himalaya o in Patagonia, in una serie di spedizioni che è stato un privilegio poter vivere, un privilegio che ha un nome e un cognome che è Ragni di Lecco. Questo è il grande regalo che questo gruppo e questi amici mi hanno fatto, in particolare Luca Schiera e Matteo Della Bordella, con cui ho viaggiato molto. Dopo questi anni e dopo aver visto il loro percorso da ex presidenti, ho pensato fosse giunto il momento di provare a rendere anche io questo favore a dei ragazzi più giovani che si stanno approcciando a questo mondo. Questa è stata la motivazione di fondo che mi ha spinto a mandare la candidatura, l’idea di creare qualcosa di costruttivo per le nuove generazioni di Ragni. E se oggi riusciamo a farlo, è anche grazie alla collaborazione con aziende come Rock Experience: quest’anno, tra la stagione invernale e quella estiva, abbiamo supportato sette spedizioni e altri viaggi di arrampicatori sportivi. Un salto notevole, considerando che fino a poco tempo fa erano appena una o due all’anno. Il gruppo, insomma, è lanciato verso un futuro alpinistico molto forte. E anche se non siamo tutti delle punte di diamante, insieme riusciamo – e spero riusciremo ancora per molto tempo – a portare a termine salite di un certo eco mediatico e mondiale.

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