Da sempre Outdoor Magazine, oltre a essere diventato un punto di riferimento per la outdoor industry italiana, ha avuto l’ambizione e l’obiettivo di allargare le proprie vedute anche a livello internazionale. Anche perché quello che avviene negli altri mercati esteri può essere un importante spunto per tutti gli operatori nazionali. Inoltre, in un mondo sempre più globalizzato e connesso, è sempre più strategico allargare punti di vista, contatti e visioni.
Partiamo dai numeri. È importante rimarcare come negli ultimi quattro anni il mercato si sia rivelato decisamente volatile e soggetto a notevoli fluttuazioni in senso positivo e negativo. Una situazione insolita per il nostro settore che, negli anni pre-Covid, ci aveva abituato a una crescita lenta, graduale e continua. In qualche modo sana e “sicura”. Il Covid in primis ha smosso questi equilibri.
Paradossalmente la più grande pandemia dell’epoca moderna, come sappiamo, ha generato per due anni poderosi e in parte inaspettati effetti benefici sulle vendite e i bilanci dell’outdoor industry. Con due in particolare (2021 e 2022) chiusi con incrementi abbondantemente a doppia cifra. Di contro il 2023 e – pare ormai assodato – anche il 2024, hanno invece generato per tutti i brand sensibili cali di fatturato (anche se non tutti lo dichiarano apertamente). Con percentuali dal -10 al -30% per entrambe le annate e grandi overstock di magazzino sia sul fronte delle aziende che dei retail, in particolar modo lo scorso anno.
Certo, per la legge dei grandi numeri e a rigor di logica, c’è da aspettarsi (e augurarsi) che la situazione possa tornare a riallinearsi nel 2025 e soprattutto nel 2026. Va però sottolineato che le condizioni al contorno che ci attendono nei prossimi due anni sono differenti e più sfidanti rispetto a quelle che, pur non prive talvolta di alcune problematiche, hanno caratterizzato i precedenti 20. Vale a dire da quando l’outdoor ha iniziato a prendere una forma compiuta come mercato anche in Italia.
A proposito: in tutto questo periodo (e anche prima ovviamente) svariati marchi nostrani hanno messo solide basi per la loro crescita proprio partendo da una forte presenza nei mercati nazionali. E i marchi italiani non hanno fatto eccezione, pur essendo votati chi più chi meno a un presidio sempre maggiore anche dei principali mercati esteri. Solo fino a pochi anni fa, per fare un esempio, tanti brand italiani erano grandi protagonisti negli USA sia come vendite a livello numerico che come posizionamento nei migliori outdoor store statunitensi.
Oggi ovviamente molti di loro continuano ad avere una buona o discreta presenza nel mercato a stelle e strisce, così come in altri Paesi. Ma le dimensioni delle aziende italiane in media continuano a essere più piccole rispetto a quelle di importanti brand o gruppi con size da multinazionali. La concorrenza inoltre è aumentata e ci sono brand sempre più presenti, aggressivi e in costante crescita che semplicemente qualche manciata di anni fa non esistevano (pensiamo solo a On e HOKA nel footwear, per esempio, così come ad altri vari marchi emergenti e molto “in hype” di cui vi abbiamo parlato nel numero 7/8). Dall’altra è indubbio che la situazione geo-politica attuale sia particolarmente instabile, assai più di quella delle decadi precedenti, dove pur non sono mancati i conflitti.
In questi scenari, oltre alla visione di cui accennavamo sopra, occorre senza dubbio rafforzare anche la presenza effettiva del proprio brand in chiave internazionale. Innanzitutto perché è assai probabile che il mercato domestico sia ben presidiato o magari saturo. Inoltre perché così facendo si aumenta la differenziazione diminuendo il rischio d’impresa, oltre ad accrescere l’awarness del marchio. Una presenza importante e strutturata in numerosi Paesi può portare, inoltre, benefici in termini di stimoli, arricchimento culturale, nuove idee e relazioni.
In questa direzione, oltre a consolidare ancor più l’attenzione su argomenti, analisi e dati internazionali sui canali di Outdoor Magazine e degli altri nostri media, il gruppo MagNet annuncia una grande novità che riguarda gli Outdoor & Running Business Days: dal 2025, in occasione dell’11esima edizione, avranno un focus e un’attenzione particolare proprio verso i mercati esteri, come vi spieghiamo nell’articolo dedicato. Perché dalla crisi – ci auspichiamo pur sempre passeggera e non sistemica – del mercato outdoor si esce anche e soprattutto grazie a visioni e soluzioni globali.